Patti Chiesi

1897663_10204535375691710_5799307625667072231_nHo voluto partecipare alla costruzione di questo blog, lo confesso, a scopo terapeutico. Diventare nonna è un evento traumatico, come e forse più che diventare mamma. Per noi, nate negli anni ’50, la parola evoca immediatamente immagini da sussidiario in cui miti vecchiette munite di occhialini tondi, raggomitolate su scranni impagliati al lato del camino rammendano in silenzio esausti pedalini. Ecco, quando mia figlia mi ha annunciato la sua gravidanza ho sentito un brivido lungo la schiena e di colpo i miei viaggi in moto, le mie arrampicate sulle vette alpine, le mie feste con decine e decine di invitati, le vacanze improvvisate, gli stage di tai chi venivano proiettati su di un’unica capiente navicella laggiù, nell’iperspazio, irraggiungibili e remotissimi.

Temo di non aver accolto la notizia col dovuto entusiasmo per il giustificato terrore di perdere la mia liberta’ e spero mia figlia, conoscendomi, non me ne voglia.

Chi si sarebbe immaginato invece che il piccolo arrivato, Olmo, senza dire una parola e con la diabolica potenza dei cuccioli, avrebbe fugato tutte le mie ansie? Nulla è cambiato, la spalla e le ginocchia mi fan tribolare né più né meno di quanto accadesse prima del suo arrivo e continuo a buttare via i calzini bucati, ma mi è venuta una gran voglia di cercare, scrivere e raccontare perché, come si diceva una volta, “ogni bambino porta il suo fagottino”.

E forse questo blog è proprio il regalo che Olmo ha portato per me.