Da vicino nessuno è normale: un cappuccetto rosso senegalese

Da vicino nessuno è normale, diceva Caetano Veloso in una sua celebre canzone.

E questa frase, geniale e profondamente vera, è diventata il titolo di una rassegna teatrale che da oltre vent’anni si svolge d’estate a Milano. Il festival è organizzato dall’associazione Olinda nell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, il simbolo milanese della legge rivoluzionaria voluta da Franco Basaglia per l’abolizione dei manicomi, diventato un grande spazio aperto alla cultura e alla popolazione.

Anche quest’anno, tra giugno e luglio, al Pini si svolge un fitto programma in cui si alternano spettacoli teatrali, concerti, workshop, performance di danza, e anche la festa di una radio a cui sono molto affezionata, Radio Popolare.

Ma lo spettacolo di cui voglio parlare adesso è uno spettacolo per bambini, che si svolgerà al Pini il 13 luglio. Si tratta di Thioro, un cappuccetto rosso senegalese.

Ne parlo adesso senza averlo visto, sulla fiducia, perché se ne parlassi dopo non avreste la possibilità di andarlo a vedere: non si tratta infatti di uno di quegli spettacoli che restano a lungo in cartellone o che migrano facilmente in altri teatri.

Quindi ve ne parlo qui e vi racconto quello che so e perché secondo me vale la pena di andarlo a vedere, se siete a Milano in una calda serata d’estate insieme ai vostri bambini (il parco dell’ex O.P. è un’oasi verde preziosa).

Credo siamo tutti d’accordo che Cappuccetto Rosso sia la favola per antonomasia, la prima che viene in mente alla maggior parte di noi, la prima che i bambini imparano ad amare: nella versione più tradizionale dei Fratelli Grimm (quella ancora precedente di Perrault non la consideriamo, perché nonna e Cappuccetto non sopravvivono), o in quelle mediate dalle diverse culture e riletture, o anche dal fatto che ormai ci dispiace per il ruolo in cui abbiamo relegato il povero lupo.

Nella versione amata da Jimi (che negli ultimi tempi mi chiede quella, e soltanto quella) il lupo cattivo, dopo l’operazione forzata all’addome per estrarre nonna e nipote, viene ricucito e decide per sempre che è migliore una dieta vegetariana, diventando così un lupo buono (e adoro come lo dice Jimi).

Ma al Pini viene presentata una versione ancora più particolare di Cappuccetto. Si tratta infatti uno spettacolo ideato in Senegal, nel villaggio di Diol Kadd dove un’associazione culturale lavora insieme al Teatro delle Albe, italiano di Romagna, coinvolgendo  i giovani e creando per loro e con loro un’alternativa di lavoro e di vita.

Lo spettacolo, grazie all’intreccio di diverse lingue e livelli di comunicazione, porta gli spettatori alla scoperta non del bosco, ma della savana, e all’incontro non con il lupo, ma con Buky la iena, in un viaggio immaginifico attraverso l’Africa.

Questo progetto fa incontrare la fiaba europea con la tradizione africana, portando ad emergere il fatto che narrazioni basate o ispirate al tema di Cappuccetto Rosso (e di altre storie che consideriamo culturalmente nostre) possano avere radici e sviluppi simili anche in Asia, in  Africa o in Sudamerica.

Inutile dire l’importanza che hanno, di questi tempi, i lavori che mirano a integrare le culture, a favorire le contaminazioni tra tradizioni e luoghi geografici diversi, che creano meticciati teatrali, che portano insomma a una conoscenza reciproca di tradizioni e narrazioni differenti. Ricordiamo, tra l’altro, che il Senegal è la patria dei griots, i più grandi story teller dell’Africa e forse del mondo, poeti e cantastorie a cui era (ed è ancora, in parte) affidato il compito di conservare la tradizione orale di generazione in generazione, e che sono stati definiti vere biblioteche viventi.

E quindi, lasciamoci cullare da questo Cappuccetto Rosso contaminato che ci guida non nel bosco di stampo mitteleuropeo, ma attraverso l’ambiente della savana. D’altra parte, ormai ci siamo abituati, ma alle nostre latitudini anche noi conosciamo un ambiente molto diverso da quello descritto due secoli fa dai Fratelli Grimm, e i bambini italiani hanno forse più presente i platani di un parco urbano o alcuni tratti di profumata macchia mediterranea, rispetto alla Foresta Nera della tradizione popolare tedesca. Ma questo non ci stupisce più. E chissà, forse un giorno, ampliando la nostra conoscenza della geografia del mondo e delle sue culture, sentiremo vicine anche storie provenienti dai quattro angoli di questo (in fondo piccolo) nostro pianeta.

 

A questo proposito, ricordo la bellissima (e storica) raccolta di fiabe del mondo che racconto in questo post.

Altre recensioni di teatro per bambini qui  e qui.

 

Queste le info per andare a vedere lo spettacolo:

Venerdì 13 luglio ore 19.30 e 21.45 (doppia replica)

THIORO

un Cappuccetto Rosso senegalese

ex O.P. Paolo Pini – via Ippocrate, 45 – Milano

 

Poi, se andate, mi direte.