Una questione seria: l’albero di Natale

A casa mia non si è mai fatto il presepe, ma l’albero di Natale. Forse perché da generazioni non c’è mai stato nessuno di molto religioso, l’albero ha sempre simboleggiato la festa di Natale intesa come la festa della famiglia unita, che noi abbiamo sempre sentito tantissimo.

Da bambina condividevo il rito della decorazione dell’albero con mio fratello e soprattutto con mio papà, che andava a cercare in giro per Milano le palle di Natale  più belle e particolari. Erano quelle splendide palle ora praticamente introvabili, di vetro colorato e spesso decorato con arabeschi di brillantini. Erano preziosissime, ognuna protetta in un nido di carta velina e poi all’interno di una scatola di cartone leggero con tante nicchie delle varie dimensioni.

Si cominciava quindi ad applicare quelle degli anni precedenti, conservate nelle grandi scatole di cartone lucido o di legno di balsa delle confezioni natalizie di panettoni e liquori. Noi bambini le scartavamo con grande attenzione e le passavamo delicatamente a papà, che le applicava all’albero di Natale. Prima le più grosse, che venivano posizionate in punti strategici, direi nodali; poi le intermedie e infine le piccoline, a riempire gli spazi vuoti.  Infine arrivavano le regine, le palle nuove, che ci strappavano un ohh! appena liberate dalla carta e venivano posizionate in bell’evidenza. Ognuno di noi aveva le sue preferite: nel mio ricordo la massima bellezza era rappresentata da una palla verde acqua decorata a rilievo e da un’altra, magnifica anche ripensandoci ora, a strisce di diversi colori separati da un sottile filo d’argento.

Si passava quindi allo sprillo (ma questo termine l’ho imparato molti anni dopo, quando i miei bambini andavano all’asilo, non ricordo come lo chiamavamo allora), senza però esagerare: la bellezza delle palle non doveva essere mortificata da troppi sbaffi argentati. Lucine no, non le abbiamo mai usate e ancora oggi mi danno l’idea di un albero un po’ cheap, con scarso senso estetico (ma ammetto che è questione di gusti). Infine, il puntale, altissimo e bellissimo, anch’esso di vetro decorato, che andava ben bilanciato in cima all’abete.

Purtroppo, proprio perché troppo preziose quelle palle sono andate rotte (moltissime le ho rotte io, lo confesso, e anche i gatti hanno aiutato) e non ne è sopravvissuta neanche una. Qualcuna di vetro l’ho ancora, ma nessuna delle splendide della mia infanzia.

Ora l’albero lo faccio io, devo dire senza grandi aiuti, di solito piccolino, ma ogni anno un po’ diverso per colori e tipo di addobbo: per diversi Natali è stato rosso e argento, ma da qualche anno ho deciso di tornare all’albero molto colorato, forse meno elegante ma più vicino a quello di quando ero bambina. C’è però da dire che con le palle di plastica la scelta dei colori è molto limitata: ci sono quei quattro o cinque colori standard e stop, ci si ferma lì. Bisogna perciò forse animare con altri materiali: quest’anno proverò ad aggiungere dei nastri, che ho numerosi perché li utilizzo per i bicchieri delle feste estive.

l’albero dell’anno scorso, niente di eccezionale, neanche lo sprillo, ma ero soddisfatta 🙂 

Una cosa è però fondamentalmente cambiata rispetto all’albero di Natale che facevo con papà. Dopo qualche anno di abete vero, mio padre è passato a un più pratico ed ecologico abete artificiale. Ma la mia scelta è di vivere in campagna, e preferisco un albero vero: il profumo di abete in casa ha per me la stessa importanza della sua estetica. Naturalmente devono essere alberi vivi, che mantengano le radici e che sia possibile far sopravvivere anno dopo anno in vaso, finché non diventano troppo grandi, e li si può  trapiantare in uno spazio verde. Per comprare abeti così è perciò necessario che siano piccoli, con radici non troppo estese, in modo che possano essere contenute senza troppe rotture all’interno della zolla da mettere in vaso. Poi, durante il resto dell’anno, il vaso va lasciato all’aperto, anche su un balcone, innaffiato moderatamente ma costantemente.

Purtroppo mia nipote Jimi vive lontana da me e quando arriva dai nonni l’albero è già addobbato, perché sui tempi sono abbastanza rigida: si prepara l’8 dicembre e si smonta il 6 gennaio, concludendo il periodo di feste, com’è tradizione. Paolo mi prende in giro, perché abitualmente non sono legata alle tradizioni, ma quella dell’albero non si tocca! Quindi, se posso dare un consiglio alle nonne, invitate a pranzo i vostri nipoti l’8 dicembre e allestite con loro l’albero di Natale: sarà un pomeriggio fantastico, divertente e magico. A Jimi, mi sa, quest’anno chiederò aiuto per lo smontaggio 😉

E sotto l’albero? Beh, sotto l’albero naturalmente i regali, devo dire a casa mia ogni anno più sobri ed essenziali. Ma per i bambini il momento dei regali resta fondamentale: su che cosa regalare, se vi va, leggete questo post.

 

L’immagine di copertina (ma Paolo dice: non siamo proprio così…) è dell’artista olandese Marius van Dokkum, che ringrazio sentitamente per la sua abilità e la sua ironia.

 

Infine dedico questo post a mio padre, che ci ha lasciato quest’anno, perché certamente quello di quando allestivamo insieme l’albero di Natale è uno dei ricordi più dolci.