Messaggio dalla Repubblica Saharawi

Una vignetta molto carina di qualche tempo fa riportava un dialogo.

  • Domanda dell’adulto al bambino: “Ci sono stranieri nella tua classe?”
  • Risposta del bambino all’adulto: “No, nella mia classe ci sono solo bambini.”

Ecco, mi è tornata alla mente l’altro giorno, quando ho avuto per casa (soprattutto in giardino) alcuni deliziosi bambini della Repubblica Saharawi, ospitati per circa un mese da diverse associazioni del nord Italia, tra le quali quella degli Amici del Lago/Legambiente di Arona.

Bambini dolcissimi e affettuosi, intelligenti e vivaci; bambini curiosi ed entusiasti, pieni di voglia di giocare, scherzare e conoscere cose nuove; bambini proprio come tanti che ho avuto per casa in tutti questi anni.

Eppure questi bambini provengono da una realtà tra le più difficili del pianeta. Una realtà, quella della repubblica Saharawi, che in Italia pochi conoscono se non per un vago sentito dire, ma che rappresenta da quasi cinquant’anni una permanente violazione dei diritti umani e del principio di autodeterminazione dei popoli sancito dall’Onu.

Breve storia della Repubblica Saharawi

Molto in sintesi (qui potete trovare la storia spiegata meglio), il Sahara occidentale, un territorio desertico affacciato sull’Oceano Atlantico, è stato una colonia spagnola fino al 1975. Ma, unico caso tra i paesi africani, la fine della colonizzazione non ha significato la conquista dell’indipendenza, poiché è stato invaso militarmente dal Marocco. La Marcia Verde ha spinto 350 000 marocchini, contadini poveri alla ricerca di terre, a insediarsi in territorio saharawi con la promessa di una casa e di un lavoro (storie che abbiamo già sentito, mi pare).

Il movimento di liberazione, il Fronte Polisario, non ha mai accettato tale annessione e ha proclamato la Repubblica Democratica Araba dei Saharawi, riconosciuta dall’Unione Africana, con sede in Algeria.  L’ONU ha previsto lo svolgimento di un referendum per
l’autodeterminazione, che però continua a essere boicottato dal governo marocchino.
Il Marocco non cede perché ha grandi interessi economici in questo territorio: miniere di fosfati, la gestione della più produttiva area di pesca dell’Atlantico e anche ingenti riserve potenziali di petrolio, che per ora gli è vietato sfruttare.

Nel frattempo, per consolidare la propria presenza e controllare le zone minerarie, il Marocco ha eretto un muro di 2700 chilometri, il più lungo del mondo dopo la muraglia cinese, affiancato da fossati e campi minati e controllato costantemente dai militari. Di muri si è parlato molto in questi ultimi tempi, ma di questo, tra i più vergognosi, molto poco.

Saharawi walls

Profughi permanenti

Bene, i bambini che abbiamo ospitato sono nati e vivono nel campo profughi di Tindouf, situato nel deserto algerino. Più che case, baracche o precarie costruzioni di fango; acqua poca, portata dalle autocisterne o proveniente da pozzi di qualità dubbia, elettricità solo da due anni, niente fognature… La comunità vive solo degli aiuti internazionali, a parte qualche capra e cammello e degli orti stentati strappati al deserto.

Le associazioni di solidarietà, in Italia e in Spagna, ospitano da anni ragazzi e ragazze per un mese in Europa, per dare loro un po’ di sollievo dai 55 gradi estivi dei loro campi e anche per far conoscere una realtà diversa e non far morire il sogno di un futuro.

Perché, sì, nell’attesa di un referendum e nella speranza di un ritorno alle loro case, sono passati oltre quarant’anni e nulla è cambiato, né sembra avere prospettive di cambiamento, nell’indifferenza della comunità internazionale. Il Marocco è infatti sempre più un importante alleato politico ed economico (in rapidissima crescita le fabbriche delle maggiori case automobilistiche) dei paesi europei e degli Stati Uniti, e anche i paesi del continente lo hanno riammesso nell’Unione africana, dopo averlo escluso per anni proprio per la questione del Sahara occidentale.

Mariem Hassan

Un libro bellissimo e particolare racconta meglio di qualsiasi articolo o saggio le vicende del popolo saharawi. Si tratta di Io sono Saharaui (Edizioni Barta), un libro a fumetti che narra la storia di Mariem Hassan, cantante e musicista, scomparsa nell’agosto 2016, divenuta negli anni simbolo e portavoce della causa saharawi. Gli autori sono Gianluca Diana, giornalista del Manifesto, e lo straordi/visionario disegnatore Andromalis.

Mariem Hassan io sono sahraui

In queste pagine, coloratissime, disegnatissime, ma anche molto scritte (come han fatto a farci stare una storia così densa e ricca…), la vita di questa donna fantastica scorre parallela alle sue canzoni e alla storia del popolo del deserto. L’infanzia nomade, l’adolescenza, l’occupazione marocchina e poi l’esilio, le vicende personali e familiari, i campi profughi, cinque figli e alcuni nipoti. Intanto sempre la musica come riscatto e grido al mondo, di sofferenza e di lotta, poi la notorietà come stella luminosa della world music.

Mariem Hassan io sono sahraui

Perché la musica di Mariem è proprio musica del pianeta, un potente blues del deserto, che mescola voci, storie, note che partono dalla tradizione ma procedono nella ricerca, nell’accostamento di suoni inaspettati, nell’accoglienza di altre melodie, grazie anche alla collaborazione con musicisti eccezionali. Se ne volete giusto un assaggio, eccola qui, a questo link, dove potete vedere anche la bella faccia di Mariem.

Mariem Hassan io sono sahraui

Avevo acquistato questo libro un anno fa, quando per la prima volta avevo incontrato i bambini e le bambine saharawi, ma poi l’avevo accantonato, in attesa di aver tempo, dimenticandomelo. L’ho ripreso in mano dopo la bella giornata di questo agosto e non me ne sono staccata fino alla fine, con la voce di Mariem nelle cuffie. Vi consiglio l’esperienza.

Mariem Hassan io sono sahraui

Una bellissima giornata

Ecco sì, i bambini e le bambine: Hamma, Lizena, Mohamed Ali, Mustafa, Sidi, solo cinque, altri stavano facendo altre esperienze.  E’ stata una bellissima giornata per noi e per loro: hanno raccolto pomodori nell’orto (non accusateci di sfruttamento minorile…), giocato a pallone, a memory e a domino.

Hamma (repubblica saharawi) nell'orto con i pomodori

Hanno fatto visita a un agriturismo e al cavallo di una vicina, hanno aiutato nel preparare pranzo e cena, si sono entusiasmati per i fiori di zucca fritti. Abbiamo chiacchierato, grazie al loro accompagnatore che traduceva, ma anche alla loro voglia di imparare un po’ di italiano.

Paolo li ha portati in studio  e ha fatto loro dei bei ritratti. Poi Hamma si è impossessata della macchina fotografica e ha cominciato a fare foto a tutti: ha detto che da grande vuole imparare bene e fare la fotografa.

Hamma (Repubblica Saharawi)

Sidi (Repubblica Saharawi)

Lizena (Repubblica Saharawi)

Alla sera abbiamo cantato il loro inno, il nostro e anche Bella Ciao.

Mi sono restati nel cuore, ma la prossima estate probabilmente saranno ospiti di famiglie spagnole. Ma certo ne arriveranno altri. E chissà che prima o poi non vada io a trovare loro in un viaggio futuro nella Repubblica Saharawi.

bamnini e Mohamed (Repubblica Saharawi)

 

Qui e qui potete leggere altre storie che arrivano dall’Africa.

Qui invece la storia di un’altra grandissima cantante e attivista per i diritti umani molto legata all’Africa.