Piccole e grandi voci a teatro

Ho la fortuna di abitare da più di vent’anni vicino al Lago Maggiore. Sono però milanese d’origine. Facendo un confronto tra le due realtà, ho sempre notato quanto sia più facile, in questa provincia vivace, organizzare attività culturali o anche di solidarietà e di volontariato.

Pensiamo sia necessaria una mensa popolare? Diverse associazioni si riuniscono e la organizzano nella Casa del Popolo locale. Un giro di email e nasce il Gruppo d’Acquisto. La Bottega Solidale, nata quasi per gioco,  è attiva da anni in uno spazio comunale. La rassegna letteraria del Giallo &Noir ha avuto decine di scrittori ospiti e centinaia di partecipanti. Un corso di danze popolari, di ginnastica o di acquarello? E’ sufficiente trovare un bravo insegnante e detto fatto. E così iniziative solidali per la Repubblica Saharawi o un villaggio indiano. Sono solo alcuni pochissimi esempi di iniziative di cui ho avuto diretta esperienza. Non è difficile trovare gli spazi e le amministrazioni comunali sono in genere disponibili (con differenze, naturalmente); inoltre, è più semplice l’organizzazione su numeri piccoli e concentrati in aree abbastanza ristrette. Certo, a tutto questo si deve aggiungere l’importante ingrediente dell‘impegno personale, che a volte diventa una vera dedizione alla causa.

Così, qualche anno fa, ci siamo anche inventati un Festival di teatro e parola, il Teatro sull’Acqua. Parlo al plurale, anche se io vi collaboro molto lateralmente, ma l’ho seguito fin dall’inizio e partecipo con piacere alle attività dell’associazione. Direttore artistico è la dolce e tenace Dacia Maraini, una guida intelligente, sapiente, ma anche discreta, felice di aiutare ragazze e ragazzi a crescere, impegnati nelle varie attività legate all’organizzazione di un evento culturale.

Crediamo al lavoro collettivo, alla dialettica del pensiero, alla forza della memoria, alla progettazione generosa di un futuro migliore.                                                                                                                                                                               Dacia Maraini

Il Teatro sull’Acqua è diventata una realtà sempre più importante nel panorama culturale della sponda piemontese del Lago Maggiore. Oltre a essere l’unico esempio italiano di produzioni teatrali sull’acqua, decine e decine sono gli scrittori e giornalisti che sono venuti a confrontarsi con il pubblico durante le giornate dedicate al festival a settembre. Del Teatro c’è davvero tanto da dire e  probabilmente ne parlerò in un altro post del blog, magari quando porterò la mia nipotina Jimi a ridere e battere le mani per le clownerie presentate dai tanti saltimbanchi del teatro di strada durante il periodo del festival.

Le proposte del Festival si sono via via allargate anche in altri periodi dell’anno, per esempio con il Teatro per i bambini. Io sono andata in un sabato di novembre al primo appuntamento della rassegna di quest’anno, il primo di un programma di quattro spettacoli. In mezz’ora la sala si è riempita di bambini, genitori, nonne e nonni, un incoraggiante ‘tutto completo’, con qualcuno che non è riuscito ad entrare e altri che già si prenotavano per lo spettacolo seguente. Che successo! frutto certo della necessità di attività intelligenti per le famiglie…

Questo primo spettacolo è stato ‘Voci‘, una storia che racchiude più storie, per bambini dai tre anni in su.

In questa storia c’è una Principessa buona che nutre il suo bambino con il pane e con le favole, e una Principessa cattiva, che se lo vuole mangiare. Il bambino si chiama Pietro e ha una voce magica, ma la tiene chiusa in fondo alla gola. Sarà grazie all’incontro con il bambino di carta, il bambino blu, e all’insegnamento di un padre speciale, che Pietro troverà il coraggio di salvarsi dal pericolo e crescere, cantando al mondo la sua canzone.

E’ una favola moderna, ma che ripropone schemi della favola classica, recitata, animata, cantata da un unico bravo attore in scena, Claudio Milani,  che con pochissimi trucchi (luci colorate, sagome in cartone, palloncini, tutto molto estetico ed essenziale) ha interpretato i diversi personaggi. Come un bravo zio, lo zio che tutti i bambini si augurano di avere, ha sollecitato le ‘voci’ dei piccoli in sala, molto contenti di interagire con l’attore sul palco, per esempio gridando il proprio nome in un allegro coro composito. Li ha guidati ad esprimere le emozioni, ad accogliere la diversità, ad affrontare le paure, a capire come superare gli ostacoli. Certo, era solo una favola, ma molti bambini, uscendo dalla sala, facevano la voce della principessa cattiva o quella da usignolo della principessa buona: uno spettacolo, quindi, che non è finito con l’accendersi delle luci, ma ha lasciato nei bimbi una traccia leggera.

Claudio Milani mi è piaciuto molto: ha saputo presentare la storia con delicatezza e naturalezza, e insieme con notevole efficacia, agganciando l’attenzione dei bambini senza zittirli, ma assecondandoli nella loro voglia di entrare nella storia. E li ha fatti  ridere, molto ridere, utilizzando le espressioni del viso, pochi gesti, ma soprattutto la sua voce di narratore.

Credo che, come me, anche i genitori e i nonni si siano divertiti: per una volta, non sono stati solo forzati accompagnatori, ma immagino abbiano goduto appieno lo spettacolo, magari si siano anche commossi e, oltre a questo, si siano messi in saccoccia qualche nuova e bella storia della buonanotte da raccontare.

 

Trovate il programma della rassegna nel sito del Teatro sull’Acqua, mentre questo è il sito di Claudio Milani.

Qui un post su un altro bravissimo raccontastorie.